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Via San Marco

Già Via Priula, in ricordo del governatore veneziano a Bergamo Alvise Priuli, che le realizzò per dar sbocco alla Serenissima Repubblica verso il nord Europa tramite il passo San Marco, la ripida via ci introduce nella contrada “Scimicà”. Percorrendola si possono osservare antiche abitazioni con interessanti portali che coprono un ampio spazio temporale, dal Quattrocento fino a raggiungere il pieno Ottocento. In cima alla via una casa con portico presenta un’interessante e alquanto ammalorata decorazione barocca ad affresco con al centro un grande dipinto raffigurante la Madonna Immacolata.

Teatro Pedretti

Se per il turista il nome della piazza è quello ufficiale di Enea Mattei, i morbegnesi continuano a chiamarla Cappuccini. Questo in ricordo dell’antica chiesa e del convento di proprietà dei Francescani che qui trovavano posto, istituzioni entrambe soppresse nel 1798. È proprio dallo scheletro della chiesa di San Francesco che nel 1855 si ricavò e inaugurò il Teatro Sociale. Qui si rappresentarono le più note opere italiane, mentre nel 1931 venne proiettato il primo film sonoro. La bella facciata che ancora oggi lo caratterizza è in stile neoclassico, mentre la struttura a palchi interna fu eliminata a favore dell’attuale sistemazione nel 1954 quando il teatro divenne il Cinema Pedretti. È invece dedicato ai caduti della guerra del 15-18 il monumento bronzeo opera dello scultore Zanaboni, che domina il lato sud della piazza.

Municipio

Posto nel cuore del centro storico il palazzo già della nobile famiglia dei Castelli Sannazzaro, presenta un’elegante facciata ingentilita da cornici in stucco, grate e balconi in ferro battuto di fattura settecentesca. All’interno alcune stanze conservano ancora raffinate decorazioni in stucco sette-ottocentesche. Il palazzo è dal 1837 proprietà del Comune di Morbegno e sede del Municipio.

Statua di San Giovanni Nepomuceno

Distrutto da una piena del torrente Bitto nel 1882, dell’antico ponte a dorso di mulo rimane solamente la bella statua raffigurante il Santo boemo Giovanni Nepomuceno martire della confessione. Eseguita nel 1756 dal ticinese Giovan Battista Adami, la statua si posa su un alto ed elegante piedistallo, coronato da una raffinata testa cherubica. Al centro del basamento osserviamo lo stemma della città di Morbegno costituito da una spada e due chiavi in ricordo dei protettori della città, i Santi Pietro e Paolo. Il culto di San Giovanni Nepomuceno martirizzato nel 1383, si diffuse solo dopo la sua canonizzazione nel XVIII secolo ed è invocato a protezione dalle inondazioni; si giustifica così la sua presenza sopra i ponti di mezza Europa. Nella foto la pregevole statua del Santo boemo.

La Madonnetta

In maniera affettuosa i morbegnesi chiamano Madonnetta questa cappelletta posta ai piedi della montagna. Il piccolo edificio fu costruito per custodire un affresco quattrocentesco ritenuto miracoloso, la leggenda vuole che qui la Madonna si riposò prima di apparire a Tirano nel 1504.

L’interno, un tempo ricoperto da tavolette ex voto, presenta un semplice altare ligneo coronato da due figure di angeli che incornicia l’affresco miracoloso della Madonna col Bambino. I dipinti sulle volte del portico esterno, la raffaellesca Madonna con Bambino e angeli oranti dipinti all’interno del timpano sono di Giovanni Gavazzeni.

Chiesa di San Pietro

Addossata al palazzo dei Castelli di Sannazzaro, oggi è la casa comunale di Morbegno. La chiesa di San Pietro venne fondata nel 1337 per incontrare le esigenze del nuovo ceto sociale composto da artigiani e mercanti che in quella parte del borgo si era stabilito.

Fu la prima vera parrocchiale di Morbegno. Eretta da maestranze della Val d’Intelvi o della Valsolda, che progettarono un edificio di ampiezza sostanzialmente uguale a quella di oggi. La chiesa è testimone per eccellenza della storia della città. Al suo interno si tenevano le assemblee civiche, era punto di riferimento durante alluvioni o pestilenze. Nel 1559 venne assegnata al culto riformato dai Grigioni, padroni dal 1512 di Valtellina e Valchiavenna. Morbegno, benché comunità aperta e tollerante, non venne risparmiata dai moti che nel 1620 portarono all’eccidio e alla cacciata dei riformati presenti in Valtellina. Questo episodio e gli avvenimenti dei vent’anni successivi, se non impedirono ai Grigioni di mantenere il controllo sulle due valli fino alle soglie del 1800, portarono alla proibizione del culto protestante in questi territori e la conseguente riconversione di tutte le chiese riformate in cattoliche.

La chiesa di San Pietro venne già dal 1620 affidata alla Confraternita del Santissimo Sacramento, che si assunse l’impegno di ristrutturarla. Nel 1642 solo la volta doveva essere completata, nel 1669 i lavori erano finiti e la chiesa rinnovata “in forma elegante, con volta imbiancata, luminosa e pavimentata”. Al 1681 risale il fregio continuo in stucco bianco con intonaco rosa e motivi floreali. Si accede all’edificio tramite un caratteristico portale in marmo nero sormontato da un timpano spezzato che ospita un’ampia finestra. L’interno, un’unica sala scandita da tre campate con volte a botte e due cappelle laterali, presenta numerosi affreschi eseguiti ad inizio Settecento da Pietro Bianchi detto “Il Bustino”. Dell’artista sono le storie dei santi Pietro e Paolo che colorano la volta della navata.

Interessante notare come, in una chiesa dal passato riformato, molti dei temi rappresentati celebrino la Controriforma. Sulla volta della cappella destra, dedicata a Carlo Borromeo, il santo è dipinto in gloria come un “nuovo Costantino”. Accompagnato dal motto “in hoc signo vinces”, si erge a novello campione della cristianità cattolica e della Controriforma contro le eresie. L’affresco sulla volta del presbiterio rappresenta invece la vittoria della Chiesa di Roma sulla Chiesa riformata. Qui, a sinistra, quattro eretici vengono scacciati dalla Verità con lo “speculum veritatis”. Al centro la Vergine e l’Eterno glorificano l’Eucaristia, in silente polemica con le dottrine riformate. L’altare maggiore, in commesso marmoreo, proviene dall’ex convento domenicano di Sant’Antonio. Alle sue spalle, la pala d’altare ospita una tela realizzata nel 1804 da Antonio Gualtieri raffigurante l’Ultima cena con la Trinità, ad ulteriore celebrazione del mistero eucaristico.

Biblioteca Civica “Ezio Vanoni”

La sede
La biblioteca civica “Ezio Vanoni” è stata costruita nel 1965, in occasione del decimo anniversario della morte di Ezio Vanoni, economista valtellinese e più volte ministro. Autore del progetto è Luigi Caccia Dominioni, uno dei protagonisti dell’architettura italiana del Novecento, originario di Morbegno e amico dello stesso Vanoni.
Nel 2015 si è concluso l’intervento di riqualificazione, nell’ambito del progetto di rinnovamento di otto biblioteche del Sistema bibliotecario della Valtellina, finanziato dalla Fondazione Cariplo. Il progetto ha permesso di migliorare l’organizzazione dei servizi e delle raccolte e di rinnovare gli spazi e gli allestimenti e, in particolare, ha consentito di ampliare gli spazi per il pubblico, attraverso l’adeguamento funzionale del piano interrato. La biblioteca è ora un luogo confortevole e accogliente, dove incontrarsi, passare il proprio tempo libero, ma anche imparare, fare e conoscere.

I servizi
La biblioteca offre una collezione di circa 40.000 documenti suddivisa in narrativa e saggistica per adulti, libri per ragazzi da 0 a 14 anni circa (circa 7.000 documenti), una raccolta di circa 3.500 film e documentari in DVD e CD musicali, libri e altri materiali di interesse locale, una vasta scelta di periodici, tra quotidiani, settimanali e mensili. E’ possibile richiedere libri, CD e DVD da altre biblioteche della rete provinciale e ricevere informazioni sulla biblioteca digitale MediaLibraryOnLine. La biblioteca mette a disposizione postazioni per la navigazione Internet e per i servizi multimediali. La navigazione Internet, disponibile anche tramite Wi-Fi, è gratuita.
Le attività
La biblioteca aderisce al programma Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce in famiglia per i bambini da 0 a 6 anni. Inoltre partecipa a Volontari per la Cultura, il programma di volontariato culturale nelle biblioteche e nei musei della provincia di Sondrio.

Informazioni

Via Cortivacci, 4
23017 – Morbegno (SO)
0342 610323
Clicca qui per accedere al sito

© Foto di Giacomo Albo

Complesso di S. Antonio

L’antica chiesa di Sant’Antonio e l’adiacente convento domenicano, intitolato a San Pietro Martire, sono tra i simboli più belli ed amati di Morbegno.

La chiesa, ampliata negli ultimi decenni del ‘400, presenta lo schema architettonico tipico dei domenicani dell’Osservanza: una grande aula senza colonne che impediscano lo sguardo verso l’altare e l’ambone.

L’ingresso è ingentilito dall’elegante protiro; sotto la volta a botte spicca una luminosa Natività, opera di Gaudenzio Ferrari, e appena sotto, una Pietà rinascimentale, scolpita da Vincenzo Ventretta di Piuro.

L’interno della chiesa di Sant’Antonio presenta cicli d’affreschi rinascimentali di rara bellezza: Storie di santa Caterina d’Alessandria nella prima cappella a sinistra, I quattro Evangelisti nella terza cappella a sinistra e le Storie di san Martino di Tours nella terza cappella a destra.

L’adiacente chiostro è ad archi ribassati, sostenuti da colonne in marmo bianco di Musso; le pareti dell’ambulacro sono affrescate (sec. XVII) con episodi della Vita di san Domenico. Accanto alla porta che dà accesso alla chiesa spiccano due affreschi, attribuiti al bresciano Vincenzo De Barberis, rappresentanti La Pietà con san Domenico e San Pietro Martire e La Natività con San Sebastiano.

Nella Sala Capitolare un intenso Crocifisso, mentre sulla parete meridionale del refettorio un’affollata Crocifissione.

Grazie ad un attento lavoro di recupero e restauro, il complesso è stato restituito ad una nuova vita: la chiesa come auditorium, le sale per conferenze ed esposizioni così come per l’ambulacro del chiostro.

Informazioni

Piazza S. Antonio
23017 – Morbegno (SO)

Palazzo Malacrida

Testimonianza più felice del rococò in Valtellina, Palazzo Malacrida venne edificato durante il secolo XVIII dall’omonima nobile famiglia di origine lariana nella parte alta di Morbegno, l’antica contrada “Scimicà”, dove si erge maestoso dominando il centro cittadino.

Esternamente l’edificio non si distingue per il fasto o l’originalità delle decorazioni (la tradizione valtellinese predilige nei palazzi la sobrietà degli esterni), ma spicca piuttosto per la posizione dominante e la compattezza della mole.

L’interno si apre con un ampio atrio, con due colonne in granito che sorreggono le volte a crociera decorate a stucchi con tenui colori.

Dall’atrio si raggiunge il piano nobile attraverso un ampio e scenografico scalone dominato dal medaglione, dipinto sul soffitto da Gian Pietro Romegialli, rappresentante Il Ratto di Ganimede.

Il salone d’onore, grandioso e raffinato, mostra le geniali quadrature di Giuseppe Coduri, detto il Vignoli, con prospettive architettoniche ardite che creano l’illusione di un grande e variopinto giardino. Sulla volta Il trionfo della verità sulla menzogna: uno dei capolavori di Cesare Ligari, assieme al medaglione della saletta attigua raffigurante Le Tre Grazie.

A monte del palazzo s’innalza il giardino all’italiana, disposto su tre terrazze, dal quale la vista spazia dal sottostante borgo di Morbegno all’opposta “Costiera dei Cech”.

Per informazioni costi e prenotazioni: Comune di Morbegno tel. +39 0342 606207

Per prenotazioni visite guidate: Consorzio turistico Porte di Valtellina tel. +39 0342 601140infopoint@portedivaltellina.it

Museo Civico di Storia Naturale

Un’occasione per conoscere l’ambiente naturale della provincia di Sondrio

Il Museo civico di Storia naturale di Morbegno conserva nelle sue collezioni rocce, minerali, piante e animali delle Alpi e rappresenta un punto di incontro per naturalisti, appassionati, visitatori, scuole, famiglie e ragazzi che vogliono avvicinarsi, conoscere e tutelare il nostro patrimonio naturalistico.
Il Museo venne istituito nel 1974, con una donazione di 500 campioni di minerali da parte del Morbegnese Giacomo Perego, e dal 1983 viene ospitato nel Settecentesco Palazzo Gualteroni.
Ad oggi, le sue collezioni comprendono circa 1500 minerali e fossili, 5000 fogli di erbario e 1000 tra muschi, licheni e funghi, oltre 35.000 insetti, 250 tra anfibi e rettili, 1000 uccelli, 1300 mammiferi.
Il visitatore viene accolto dalle prime sale sulla geografia, geomorfologia e formazione delle Alpi, a cui segue l’esposizione di rocce, minerali e fossili, tra cui spicca la Cassinisia orobica, simbolo del Museo. A fianco, la sala degli anfibi e dei rettili e un’esposizione di pesci dell’Adda. Il piano superiore è destinato a uccelli e mammiferi e ai grandi diorami degli ecosistemi più rappresentativi: il fondovalle, il bosco e l’alta montagna. Esposti in due vetrine a sé stanti, i grandi carnivori che in questi anni stanno tornando a far parte della fauna locale: il lupo e l’orso. Per importanza, spicca il cranio di una femmina di orso bruno abbattuta il 4 luglio 1887 in Val Gerola. La visita si conclude poi con la Sala degli Insetti, e una scala che alle pareti vede affissi campioni di erbario delle specie più rappresentative.
Il Museo ha come finalità la raccolta, conservazione e valorizzazione, la ricerca scientifica e la promozione culturale ed educativa permanente, infatti ospita regolarmente mostre temporanee, conferenze, presentazioni di libri naturalistici, corsi tematici e attività pratiche per bambini e ragazzi volte ad approfondire diversi temi naturalistici sia locali che non, aprendo uno sguardo verso tutto il mondo naturale che ci circonda.

Orari:

martedì 9.00-12.00   14.30-17.30

giovedì 9.00-12.00   14.30-17.30

sabato 9.00-12.00   14.30-17.30

domenica 9.00-12.00   14.30-17:30

Informazioni

Via Cortivacci, 2
23017 – Morbegno (SO)

+39 0342 612451
museo@comune.morbegno.so.it

www.museostorianaturale.it